Il timore dell’Eterno è il principio della conoscenza; ma gli stolti disprezzano la sapienza e l’ammaestramento. (Proverbi 1:7)
Nel linguaggi corrente, “timore” è sinonimo di “paura”. Temere qualche cosa significa averne paura.
Se non sei in pace con Dio, allora devi veramente temere, perché prima o poi avrai a che fare con lui in veste di Giudice.
Nel giardino di Eden, Adamo non aveva paura di Dio, fino al momento in cui ha peccato; allora si è nascosto sperando di sfuggire alla sentenza di cui era stato avvertito.
Oggi s’incontrano frequentemente delle persone che “si nascondono”, che evitano tutte le conversazioni che riguardano Dio e che rifiutano anche di pensarci. Ma Dio, come ha trovato Adamo, così troverà ogni essere umano.
Nel giorno del giudizio, tutti coloro che hanno rifiutato la sua grazia si troveranno davanti a lui e udranno una sentenza terribile e definitiva.
Insegnami la tua via, o Eterno, e io camminerò nella tua verità; unisci il mio cuore al timore del tuo nome. (Salmi 86:11)
Invece, per coloro che credono, che hanno accettato Gesù Cristo come il proprio Salvatore, temere Dio non significa avere paura di lui. Essi sanno che Gesù Cristo ha subìto il giudizio che essi meritavano a causa delle loro colpe, che Dio li ha adottati come figli, e che li ama per sempre.
Per loro, il timore di Dio assume piuttosto il senso di rispetto. Essi desiderano tenere conto di lui e vivere in relazione quotidiana con lui. Cercano di essergli graditi nel loro modo di vivere.
Sapendo che Dio ha in orrore il male, il credente che lo ama e lo rispetta desidera separarsi dai tanti mali che si diffondono sempre più nel mondo, e resistere anche al male che torva nel proprio cuore.



