Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? (Romani 2:4)
Dopo una dichiarazione pubblica di responsabili di imprese o del governo, si sente spesso dire: “Le parole non bastano, occorrono opere concrete”. In effetti, si apprezza l’efficacia di una dichiarazione dalle azioni che questa produce.
Forse ci aspettiamo molto da coloro che occupano posti di responsabilità, ma noi stessi a che punto siamo quanto a coerenza tra parole e azioni? La domanda vale specialmente per la fede e il pentimento, dove i fatti devono necessariamente seguire le parole.
Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri, e ritorni all’Eterno che avrà compassione di lui, e al nostro DIO che perdona largamente. (Isaia 55:7)
Nella Bibbia, Dio ci chiede di pentirci. Ci sono due aspetti del pentimento: un cambiamento nei pensieri e un cambiamento nel comportamento.
Si tratta di rigettare i pensieri avuti fino a quel momento e alimentare quelli che sono in sintonia con la Parola di Dio. In seguito occorre chiedere a Dio di aiutarci a fare quello che gli piace.
Fate dunque frutti degni di ravvedimento! (Matteo 3:8)
Questi atti sono legati al pentimento, che non bisogna confondere con le penitenze, le buone opere oppure ogni altra cosa che si presume possa compensare o espiare le colpe.
No, questi atti sono semplicemente l’espressione della nostra riconoscenza verso Dio che ci ha perdonati. Rinunciamo a quello che è opposto alla sua volontà! Il credente ha fiducia in Dio ed accetta con fede l’opera di Gesù Cristo; così è perdonato e può beneficiare ogni giorno del suo aiuto per agire di conseguenza.
La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte. (2 Corinzi 7:10)



