Il profeta Semaia si recò da Roboamo e dai capi di Giuda, che si erano raccolti a Gerusalemme all’avvicinarsi di Sisac, e disse loro: «Così dice il SIGNORE: “Voi avete abbandonato me, quindi anch’io ho abbandonato voi nelle mani di Sisac”». Allora i prìncipi d’Israele e il re si umiliarono, e dissero: «Il SIGNORE è giusto». Quando il SIGNORE vide che si erano umiliati, la parola del SIGNORE fu così rivolta a Semaia: «Essi si sono umiliati; io non li distruggerò, ma concederò loro fra poco un mezzo di scampo, e la mia ira non si rovescerà su Gerusalemme per mezzo di Sisac. (2 Cronache 12:5-7)
Una studentessa tedesca aveva, più di una volta, sentito l’Evangelo, ma era rimasta indifferente. Voleva vivere la propria vita, e così fece fino al giorno terribile del grande bombardamento di Amburgo, durante la seconda guerra mondiale. In poche ore la città fu trasformata in una fornace.
Nella sua fuga disperata, la ragazza, con alcune altre persone, trovò rifugio nella chiesa luterana di un paese vicino. Quelle persone, che avevano perso tutto, piangevano e si lamentavano.
Il pastore scese a visitarle, ascoltò i loro lamenti e comprese la loro angoscia. Poi chiese un po’ di silenzio: “Cari amici, passando tra voi, ho sentito, nei vostri lamenti, una frase di cui vorrei parlarvi. Qualcuno di voi ha detto: Dio ci ha abbandonati! Non è vero. Vi sbagliate. Ecco la verità: Siamo noi che abbiamo abbandonato Dio!”
Raccontandoci quell’episodio, dopo cinquant’anni, colei che l’aveva vissuto aggiunse: “Ricordo solo questo delle parole del pastore, ma quella frase è stata per me come una freccia che ha colpito in pieno, al cuore. Al di sopra del fracasso delle bombe, Dio si rivolgeva a me, e forse era per l’ultima volta. Ho risposto alla sua chiamata e non l’ho più lasciato”.



