La voce della coscienza

Concedi dunque al tuo servo un cuore intelligente, perché possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male. Chi infatti potrebbe amministrare la giustizia per questo tuo popolo così numeroso? (1 Re 3:9)

Come potrebbe l’uomo distinguere il bene dal male se non avesse, come strumento di misura, la voce interiore della sua coscienza?

Ma perché uno strumento sia affidabile deve essere tarato. La coscienza può essere sensibile, debole, indurita … Ha anche bisogno di essere tarata alla luce di Dio per mezzo della Bibbia. Solo così potrà essere guida sicura perché basata su un fondamento solido.

Quale sarà la norma certa che regola la condotta dell’uomo sulla terra?

La Bibbia ci rivela il pensiero di Dio riguardo al bene e al male. Ci fa conoscere l’origine del male, cioè il peccato, introdotto dalla disubbidienza di Adamo ed Eva all’Eden e trasmesso di generazione in generazione fino a noi.

La conoscenza del male è stata acquisita per questo primo peccato, che ha allontanato l’uomo da Dio. Adamo si è nascosto davanti a Dio per l’azione della sua coscienza.

Allora Dio ha mandato la sua Legge per dare un riferimento sicuro alla coscienza.

Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Così non sia; anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge; infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». (Romani 7:7)

Non c’è che la fede nel sangue di Cristo che possa liberare una coscienza carica.

Poi la coscienza ha bisogno di essere illuminata dalla Spirito di Dio per essere sensibile alla luce di Dio. Come un vetro pulito che lascia passare la luce del sole!

Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. (1 Giovanni 1:7)

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