Non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria? (Luca 24:26)
Talvolta è difficile comprendere e accettare che Gesù Cristo ha dovuto subire la morte in croce perché noi fossimo salvati.
Egli aveva annunciato in anticipo ai suoi discepoli ciò che gli sarebbe accaduto.
Ed egli disse loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, oggi e domani io scaccio i demoni e compio guarigioni, e il terzo giorno giungo al termine della mia corsa”. Ma oggi, domani e dopodomani devo camminare, perché non può essere che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. (Luca 13:32-33)
Diceva questo con determinazione mentre faceva del bene e operava guarigioni; sapeva quando sarebbe stato fermato.
Egli diceva loro tutto quello che doveva succedere.
Da quel momento Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che era necessario per lui andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno. (Matteo 16:21)
Certamente, essi non capivano subito ciò che queste cose volevano dire, ma davanti alla tomba vuota, tre giorni dopo la morte di Gesù, al momento della sua risurrezione si ricordarono dei questo “doveva”.
Hanno verificato l’esattezza di ognuno delle sue parole; lo hanno visto risuscitato, vivente. Egli allora ha ricordato loro che le profezie dell’Antico Testamento pronunciate ai suo riguardo dovevano compiersi, affinché il pentimento e il perdono dei peccati potessero essere annunciati al monto intero nel suo nome.
Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture, e disse loro: «Così sta scritto, e così era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. (Luca 24:45-47)
Perché il peccatore non fosse punito, Gesù doveva prendere il suo posto.
E’ per il sacrificio e la risurrezione di Cristo che Dio offre un perdono completo e perfetto a chi si pente. Egli non si ricorda più dei nostri peccati e ci considera perfettamente giusti, e degni di essere felici per sempre in sua compagnia.
Io, proprio io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non ricorderò più i tuoi peccati. (Isaia 43:25)
Inchiniamoci in adorazione!



