L’uomo nato da donna vive pochi giorni ed è pieno di inquietudini. Spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un’ombra e non dura. (Giobbe 14:1-2)
Nei villaggi alpini, molte facciate di case sono ornate da meridiane. Dipinte, incise, scolpite, esse associano la ricchezza dell’arte di un’epoca alla funzione pratica. Sono anche arricchite di messaggi semplici, ma di sicuro effetto. Alcune massime sono semplicemente moraliste, altre ricordano al passante la sua fragile condizione e il suo bisogno di Dio:
“Io senza il solo non sono nulla. Tu, senza Dio, non puoi nulla”.
Numerose sono quelle che ricordano la fuga del tempo: “Il tempo passa, le azioni restano”, o che richiamano nell’uomo il pensiero dell’eternità: “Tutte le ore feriscono, l’ultima uccide”, “E’ più tardi di quanto non crediate”. Altre infine, invitano a rallegrarsi del tempo che passa, non senza pensare alla morte: “Approfitta dell’ora odierna e pensa all’ultima”.
Queste saggezze popolare del 18° e19° secolo ci fa pensare alla Bibbia, il grande libro della saggezza divina. Essa ci dice che Dio, nella sua bontà, ci accorda numerosi benefici perché ne godiamo, ma che l’uomo, che è lasciato libero di agire, un giorno dovrà rendere conto dei suoi atti davanti a Dio.
Ordina ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma nel Dio vivente, il quale ci offre abbondantemente ogni cosa per goderne, di fare del bene, di essere ricchi in buone opere, di essere generosi e di essere pronti a dare, mettendo in serbo per se stessi un buon fondamento per l’avvenire, per afferrare la vita eterna. (1 Timoteo 6:17-19)
Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni cattivi e giungano gli anni dei quali dirai: «Non ho in essi alcun piacere», prima che si oscurino il sole, la luce, la luna e le stelle, e ritornino le nubi dopo la pioggia: nell’età in cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le macinatrici smettono di lavorare perché rimaste in poche, quelli che guardano dalle finestre si oscurano e le porte sulla strada si chiudono; quando diminuisce il rumore della macina, uno si alza al canto di un uccello, e tutte le figlie del canto si affievoliscono; quando uno ha paura delle altezze e di spaventi per la strada; quando il mandorlo fiorisce, la locusta è un peso, e il desiderio viene meno, perché l’uomo va alla sua dimora eterna e i piagnoni vanno in giro per le strade. (Ecclesiaste 12:1-5)
Spesso la Bibbia ricorda la fragilità della vita, paragonandola all’erba dei campi, oggi rigogliosa, domani appassita.
Una voce dice: «Grida!», e si risponde: «Che griderò?». «Grida che ogni carne è come l’erba, e che tutta la sua grazia è come il fiore del campo. L’erba si secca, il fiore appassisce quando lo Spirito dell’Eterno vi soffia sopra; certo il popolo non è altro che erba. (Isaia 40:6-7)
E’ urgente per noi pensare e accettare Gesù Cristo come nostro personale Salvatore. Non sappiamo ciò che ci accadrà domani; ma ricordiamoci che la nostra anima è immortale.
Insegnaci dunque a contare i nostri giorni, per ottenere un cuore savio. (Salmi 90:12)



