Si rifiutarono di ubbidire e non si ricordarono delle meraviglie che tu avevi compiuto in mezzo a loro; indurirono invece la loro cervice e nella loro ribellione si scelsero un capo per tornare alla loro schiavitù. Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira e di grande benignità. Tu non li hai abbandonati, neppure quando si fecero un vitello di metallo fuso e dissero: “Questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dall’Egitto!”; fecero così una cosa blasfema. (Neemia 9:17-18)
“Mi perdonerai per quel che ho fatto!” chiede un adolescente a suo padre. “Cosa devo perdonarti?” Il ragazzo ripete: “Quello che ho fatto!” Il padre insiste: “Se vuoi che ti perdona, bisogna che tu mi dica che cosa hai fatto”.
E lo stesso quando cerchiamo il perdono di Dio. Dobbiamo riconoscere di che cosa ci siamo resi colpevoli, non vagamente, ma in modo preciso, chiamando male ciò che è male; mettiamo il dito sulla piaga! Alcuni diranno che se parliamo di peccato si genera un complesso di colpa.
Ma la realtà è che siamo colpevoli davanti a Dio. Non serve negarlo, dobbiamo riconoscerlo.
In che modo essere liberati dalla nostra colpevolezza, dal rimorso di avere agito male? Non certo provando a riscattare noi stessi, ma guardando con fede al Dio d’amore. Il suo perdono è per quanti credono nel Signore Gesù. Che liberazione ricevere il perdono di Dio!
Giustificati dunque per fede, abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. (Romani 5:1-2)
E’ una pace nuova, profonda che rischiara ogni nostra giornata, ogni nostro pensiero. Se serbiamo sentimenti di rancore verso quelli che ci hanno fatto dei torti, non potremo gustare veramente questa gioia.
Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo. (Efesini 4:32)



