Perché?

Per l’uomo è normale porsi dei perché; ma forse non riusciamo a comprendere come è stato possibile che colui che conosce ogni cosa abbia usato la stessa parola: perché? Eppure è proprio la domanda che Gesù ha rivolto al Padre, quando era sulla croce per espiare i peccati di tutti coloro che credono in Lui.

Verso l’ora nona, Gesù gridò con gran voce dicendo: «Elì, Elì, lammà sabactanì?». Cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». (Matteo 27:46)

Ci sembra inspiegabile che Gesù venga abbandonato proprio da Dio che aveva servito così fedelmente, abbandonato proprio nel momento in cui la stava glorificando in maniera eccellente, abbandonato nelle ore di angoscia più profonda. Eppure Davide aveva affermato:

Io sono stato fanciullo ed ora sono divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua progenie mendicare il pane. (Salmi 37:25)

Nessuno avrebbe potuto presentarsi a Dio per rispondere dei peccati degli altri, perché ciascuno di noi è peccatore; solo Gesù, unico uomo senza peccato, che conosceva perfettamente le esigenze della santità di Dio, poteva confessarli come se fossero suoi e subirne il castigo. Ma per fare questo ha dovuto subire l’abbandono da parte di Dio.

Nella profezia che del Salmo 22 troviamo non solo: “Perché mi ha abbandonato?”, ma anche: “Tu sei Santo”.

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché sei così lontano e non vieni a liberarmi, dando ascolto alle parole del mio gemito? O DIO mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte non sto in silenzio. Eppure tu sei il Santo, che dimori nelle lodi d’Israele. (Salmi 22:1-3)

Cristo non poteva essere risparmiato. Dio, nella sua santità, distoglieva lo sguardo dal suo Figlio che in quel momento era “fatto diventare peccato”.

Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui. (2 Corinzi 5:21)

In quel momento, Gesù era il nostro sostituto, quindi ha subito il giudizio che noi meritavamo.

Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. (Isaia 53:5)

Possiamo restare indifferenti di fronte alla croce? Il “perché” che Gesù ha pronunciato lascerà il nostro cuore insensibile? Ci può essere un dolore paragonabile al suo? Rispondiamo al suo “perché” dicendogli: Signore, lo ha fatto per me! Grazie.

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