Poiché ogni carne è come l’erba ed ogni gloria d’uomo è come il fiore dell’erba; l’erba si secca e il fiore cade, 25 ma la parola del Signore rimane in eterno; e questa è la parola che vi è stata annunziata. (1 Pietro 1:24-25)
Visitando l’immensa abbazia di Cluny, che nel Medio Evo ha ospitato fino a mille monaci benedettini alla volta sotto la direzione di un abate, la guida ci ricorda che la loro principale occupazione consisteva nel ricopiare le Sacre Scritture dietro dettatura di uno di loro.
Ci rendiamo conto di quali sforzi siano stati necessari, nel corso dei millenni, per far sì che noi oggi potessimo avere una Bibbia tra le mani?
Per diffonderla ci sono voluti tutti questi strumenti di Dio, profeti, apostoli, missionari coraggiosi e a volte anche martiri; e poi i copisti, i traduttori, i tipografi, e generazioni di credenti fedeli che hanno lavorato, come corridori della “staffetta” che si passano di mano in mano il testimone.
La Bibbia? Diamole dunque il posto che merita, non conserviamola come una reliquia che è meglio non toccare, ma teniamola a portata di mano, come un’oggetto utile, anzi, come il più prezioso di tutta la casa.
Libro che meditiamo nella solitudine, che leggiamo in famiglia, che spieghiamo ai bambini. Libro dalle pagine consumate per l’uso continuo, che quasi si aprono da sole al Salmo 103, al sermone del monte, alla parabola del figliol prodigo, al capitolo 8 della Lettera ai Romani …
Libro dal quale i credenti, da una generazione all’altra, in un mondo ingannatore, che ferisce e uccide, attingono l’ispirazione per vivere la loro vita e le certezze per aldilà.
Questo è il mio conforto nell’afflizione, che la tua parola mi ha vivificato. (Salmi 119:50)



