Perché un tale contrasto?

Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. (Ebrei 12:1-2)

Alla nascita di Gesù, in piena notte il cielo si illumina e un angelo del Signore fa questo straordinario annuncio:  «Non temete, perché vi annunzio una grande gioia che tutto il popolo avrà; poiché oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: Voi troverete un bambino fasciato, coricato in una mangiatoia». (Luca 2:10-12)

Alla sua morte, sulla croce del Calvario, in pieno giorno il cielo si è oscurato, e per tre ore le tenebre avvolsero tutto il paese.

Dall’ora sesta fino all’ora nona si fecero tenebre su tutto il paese. (Matteo 27:45)

Il giorno della sua nascita, una moltitudine di angeli lodava Dio dicendo: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini, su cui si posa il suo favore». (Luca 2:14).

Ma alla fine delle tre ore di silenzio e di tenebre, si udì il grido: «Eloì, Eloì, lammà sabactanì?». Che, tradotto vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». (Marco 15:34)

Che cosa è successo? La gioia della nascita di Gesù è forse scomparsa a causa dello scatenarsi della malvagità umana contro di lui, il Figlio di Dio? Certamente no. Abbiamo letto: ” … per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio..”.

Nel giardino di Getsemani, il Signore, in piena comunione col Padre, ha accettato di caricarsi dei nostri peccati, come se fossero i suoi.

Poiché mali innumerevoli mi circondano; le mie iniquità mi hanno raggiunto e non posso vedere; sono più numerosi dei capelli del mio capo, e il mio cuore vien meno. (Salmi 40:12)

Con quel grido, Gesù ha espresso la sua infinita sofferenza mentre il Dio giusto e sando faceva cadere su di lui il castigo che i nostri peccati meritavano; ma subito dopo ecco un altro grido che sancisce la sua vittoria: «È compiuto» (Giovanni 19:30).

L’opera è completa: il Signore Gesù vede già la moltituidine di uomini e donne salvate dal suo sacrificio e, come il Pastore che porta tra le braccia la pecora che ha appena salvato, è pieno di gioia.

Allora egli disse loro questa parabola: «Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. (Luca 15:3-6)

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