Se infatti la parola pronunziata per mezzo degli angeli fu ferma e ogni trasgressione e disubbidienza ricevette una giusta retribuzione, come scamperemo noi, se trascuriamo una così grande salvezza? Questa, dopo essere stata inizialmente annunziata dal Signore, è stata confermata a noi da coloro che l’avevano udita, mentre Dio ne rendeva testimonianza con segni e prodigi, con diverse potenti operazioni e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà. (Ebrei 2:2-4)
Aveva indubbiamente delle grandi qualità, il governatore romano Felice di cui ci parlano i capitoli 23 e 24 del libro degli Atti. Grazie a lui il paese godeva di tranquillità, e l’avvocato Tertullo, nella sua arringa contro Paolo, lo ringrazia per le misure che aveva adottato in favore del popolo.
Anche nei confronti dell’apostolo, che era in prigione per la sua fede, si mostra tollerante e magnanimo. Lo ascolta volentieri, ordina che al prigioniero venga lasciata un pò di libertà e che non sia impedito ai suoi fratelli di incontrarlo.
Paolo approfitta dell’occasione per annunciare a Felice una verità fondamentale del cristianesimo: la risurrezione. Ma Felice rimanda a più tardi il colloquio.
E siccome Paolo parlava di giustizia, di autocontrollo e del giudizio futuro, Felice, tutto spaventato, rispose: «Per il momento va’, quando avrò opportunità, ti manderò a chiamare». (Atti 24:25)
Felice ricercava il favore degli uomini, così alla fine sel suo mandato lascia Paolo in prigione per far piacere ai Giudei. Soffoca la voce della coscienza e così manca all’appuntamento con la grazia di Dio.
Ora, essendo suoi collaboratori, vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio, perché egli dice: «Io ti ho esaudito nel tempo accettevole e ti ho soccorso nel giorno della salvezza». Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salvezza. (2 Corinzi 6:1-2)
Se oggi odi la voce del Signore, lascialo entrare, non indurire il tuo cuore.



