Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l’erba dei campi; mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra perché da essa fosti tratto; poiché tu sei polvere, e in polvere ritornerai». (Genesi 3:18-19)
A causa della disubbidienza di Adamo, la sentenza di morte è caduta sull’umanità intera.
Allora Abrahamo riprese e disse: «Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere. (Genesi 18:27)
Queste parole dette da Abramo con sentimenti di debolezza e di pochezza gli davano l’umiltà e il rispetto necessari per rivolgersi a Dio. “Noi siamo ben poca cosa”, diciamo a volte di fronte a una tragedia o a una morte improvvisa, e sarebbe auspicabile che questo sentimento fosse costante in noi, per non diventare pretenziosi e per allontanare l’orgoglio, sorgente di tanto male nel mondo; e, soprattutto per spingerci a volgerci, come Abramo, a Colui che ci ha creati.
Dio aveva creato l’uomo affinché vivesse; il Suo progetto non è che rimanga nella polvere, ma che abbia un posto con Lui nella gloria del cielo. Per questo motivo ha mandato Suo Figlio Gesù Cristo in questo mondo. Lui è il venuto dal cielo e ha subito il giudizio che noi meritavamo; Egli è morto, ma non è rimasto nella tomba, è risuscitato ed è salito in cielo. In questo modo ha aperto la via del cielo e della vita eterna a tutti quelli che credono in Lui.
Che meravigliosa prospettiva diventare simili al Figlio di Dio e vedere la Sua gloria nel cielo!
Egli rialza il misero dalla polvere e solleva il bisognoso dalla spazzatura, per farlo sedere coi principi, coi principi del suo popolo. (Salmi 113:7-8)



