Non rimpiangiamo il passato!

Non dire: «Come mai i giorni passati erano migliori di questi?», perché non è saggio fare una tale domanda. (Ecclesiaste 7:10)

Un soggetto di conversazione che raccoglie generalmente l’assenso di tutti, è di evocare con nostalgia gli anni passati, così belli nel nostro ricordo, paragonandoli alla triste epoca nella quale siamo costretti a vivere.

Una volta, si ricorda, non vi era disoccupazione; né Aids; nè inquinamento, non vi erano gli attuali problemi d’immigrazione, e soprattutto i giovani non erano contestatori come oggi, vi era del rispetto per l’autorità, ecc.

Si spiegano volentieri le cause di questo degrado: incapacità dei governi, influenza della televisione, rinuncia dei genitori a guidare i figli, degli insegnanti a fare con coscienza il loro dovere, degli educatori a inculcare nel cuore e nella coscienza dei giovani loro affidati dei sani principi, ecc.

Ascoltiamo piuttosto la Parola di Dio che ci dice: “Non è per sapienza che tu chiederesti questo”, in altre parole: tutte le epoche si equivalgono più o meno, pertanto non serve a nulla paragonarle tra loro.

Del resto, se vogliamo essere obiettivi, constateremo che, certo, una volta vi era meno insubordinazione nei giovani, ma anche una maggiore freddezza, maggiore diffidenza fra figli e genitori, non vi erano casi di Aids e meno tumori, ma anche una speranza di vita molto più breve; vi era meno inquinamento, ma uno spirito di campanile e meno occasioni per annunciare l’Evangelo.

Sì, rendiamo grazia a Dio per ogni cosa compresa l’epoca in cui ha giudicato bene di farci nascere e vivere.

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