L’Evangelo è per i viventi

Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo ch’egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti. (Atti 17:30-31)

Molti si aspettano che ci si occupi della loro anima dopo la more. Alcuni addirittura, coscienti della fine prossima, lasciano delle direttive riguardo alla cerimonia religiosa nel corso della quale sarà opportuno parlare di Dio, della grazia divina, del perdono e del Paradiso.

Di questa predicazione il defunto non potrà più approfittare; quando a coloro che ascolteranno con un orecchio più o meno distratto perché dovrebbero ragionare in modo diverso da come ragionava lo scomparso? Dio sia lodato! Noi siamo ancora vivi, e l’aldilà non ci riguarda ancora. Vedremo più tardi, il più tardi possibile.

Ma nessuno s’inganni: dopo la morte sarà troppo tardi. Il più bel elogio funebre, le preghiere più ferventi pronunciate davanti ad un feretro, non possono cambiare nulla della sorte di colui che è morto. Ricordiamoci delle dichiarazioni formali della Parola di Dio: “Il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati” (Matteo 9:6). I peccati possono essere perdonati solo quando siamo ancora sulla terra.

E nell’Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: “Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma”. Ma Abraamo disse: “Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi”. Ed egli disse: “Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento”. Abraamo disse: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”. Ed egli: “No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno”. Abraamo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita”». (Luca 16:23-31)

Questi versi confermano che dopo la morte tutto è definitivo, tanto per il credente quanto per l’incredulo. “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”. Abbiamo la Parola di Dio, la Bibbia: ascoltiamola.

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