Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio. (Giovanni 15:15)
Il Signore ha chiamati personalmente ognuno di noi ponendoci in questo cammino di grazia e vuole instaurare con noi una relazione, che non è di sudditanza, come di un servo nei confronti del suo padrone, ma di amicizia. Egli lo dice chiaramente: “Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio” (Giovanni 15:15).
Comprendiamo come questo termine assume un valore grande e non possa essere considerato come un contenitore vuota, perché ha in sé delle implicazioni importanti. Per comprendere la portata del Suo amore, Gesù ci fornisce delle chiavi vincenti per vivere, anche a livello umano, le nostre amicizie.
Gesù è il Signore eppure il suo chiamarci “amici” implica che desidera avere con noi un rapporto profondo e paritario. Egli desidera condividere questo amore. Nello stesso tempo, dice chiaramente: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia” (Giovanni 15:16). Questo ci pone nel Suo cuore prima ancora della chiamato che ci ha rivolto per avvicinarci a Lui.
Pensiamo un po’ alla grandezza di tutto ciò: il Padre ci ha pensati da sempre, Gesù ci ha scelto per condividere la Sua amicizia, per presentarsi poi al Padre come °Sua Eterna sposa.




