Il timore del SIGNORE è il principio della sapienza; hanno buon senso quanti lo praticano. La sua lode dura in eterno. (Salmi 111:10)
Nella lingua corrente il verbo “temere” significa avere paura. La Bibbia parla molto spesso di questo sentimento così diffuso. L’uomo ha paura di fronte alle circostanze avverse, ma può anche avere paura di Dio, come fu per Adamo ed Eva che nel giardino di Eden avevano disubbidito. Quando Dio chiama Adamo, questi risponde: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, … ». (Genesi 3:10)
E’ un timore che allontana da Dio, una paura che ci fa fuggire perché la coscienza ci accusa.
Ma nell’espressione “il timore di Dio” il termine timore ha un altro senso. Significa il santo rispetto che tutti devono avere nei confronti di Dio. E’ tutt’altra cosa che la paura: è la consapevolezza della santità divina che ci rende attenti a ciò che facciamo e pensiamo. Un timore che ci allontana dal peccato e ci dà saggezza e intelligenza morale: “Ecco, temere il Signore, questa è saggezza, fuggire il male è intelligenza!”». (Giobbe 28:28)
Quelli che sono diventati figli di Dio scoprono in Lui un Padre buono e misericordioso. Allora lo servono per amore, con gioia, riconoscenza e una fiducia totale. Il credente non ha più paura di Dio perché sa che Dio lo ama di un amore perfetto: “Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore” (1 Giovanni 4:18).
Se amiamo il Signore, lo temiamo anche perché desideriamo non dispiacergli. E il Suo amore per noi, in noi e con noi, ci rende tranquilli e fiduciosi.




