Rallègrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il tuo cuore durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti conduce il cuore e seguendo gli sguardi dei tuoi occhi; ma sappi che, per tutte queste cose, Dio ti chiamerà in giudizio! Bandisci dal tuo cuore la tristezza e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l’aurora sono vanità. Ma ricòrdati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, … (Ecclesiaste 12:1-3)
Quando la vita compare – il primo pianto di un bambino, i primi germogli a primavera – c’è qualcosa di miracoloso: la Vita è già completamente presente. Che meraviglia! Siamo sorpresi dalla sua forza, inquietati dalla sua fragilità. La sua potenza organizzatrice ci stupisce, così come la sua totale dipendenza dall’ambiente. la vita rimane uno stupendo mistero.
L’ammirazione davanti alla vita rimanda al suo Autore, Dio, il soli che possiede la vita in Se stesso. (v. Giovanni 5:26). La diversità e la sovrabbondanza di vita raccontano qualcosa dell’infinità del Dio vivente. Quest’ammirazione diventa riconoscenza nel momento in cui prendiamo coscienza che la nostra vita è un dono di cui Lui è la sorgente e il “conservatore”.
“Rallegrati”: l’invito del versetto e chiaro. Sotto lo sguardo benevolo di Dio, c’è spazio per l’amore e la gioia, nonostante la fragilità della vita. Ma a questo invito ne segue un altro: “Ricordati del tuo Creatore”.
Se la vita è un dono meraviglioso, non dobbiamo forse onorare il Donatore? Ciò che ne avremo fatto, di questo dono, reggerà il giudizio di un Dio infinitamente buono, santo e giusto? Purtroppo no, perché il peccato che è in noi ha distrutto qualsiasi relazione con Lui e orienta la nostra vita in senso opposto alla Sua volontà.
Ma nella Sua bontà Dio ha mandato il Figlio Suo Gesù Cristo per comunicarci un’altra vita, nuova, spirituale, eterna. E’ il dono ancora più grande del Dio d’amore che ci dice: ” … avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio” (1 Giovanni 5:13).




