Trattieni inoltre il tuo servo dai peccati volontari e fa’ che non prendano il sopravvento su di me; allora sarò integro e puro da grandi trasgressioni. (Salmi 19:13)
Questo versetto è tratto da uno dei moltissimi Salmi, scritti dal re Davide. Si tratta di componimenti poetici di una bellezza indescrivibile che un tempo venivano anche cantati e in parte, ancora oggi si usa farlo nelle sinagoghe.
Il Salmo 19 è meraviglioso: inizia con la dichiarazione che il cielo stesso racconta l’opera di Dio come se parlasse, e altrettanto fanno le stelle e il firmamento. Sei mai rimasto senza parole davanti ai meravigliosi colori di un tramonto? E le stelle, in una notte senza luna, ti hanno mai parlato dell’esistenza del Creatore?
Questo Salmo termina con una richiesta del tutto personale e intima, infatti Davide chiede al Creatore di tutto, e di cui si riconosce servo, di bloccarlo affinché il peccato non abbia la meglio sulla sua vita.
Davide è un uomo consapevole della sua fragilità, benché sia un re. Egli si ricorda bene di tutte quelle volte in cui il peccato ha avuto il sopravvento nella sua vita, ma sa anche dove trovare aiuto per resistere.




