Pagare per i nostri peccati?

Il cammino che conduce a Dio passa per il pentimento. Gesù lo ha chiaramente illustrato nella parabola del “figliuol prodigo”. E’ la storia di un giovane che reclama la sua parte di eredità, poi lascia la casa e sciupa tutti i suoi beni vivendo nella dissolutezza.

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Ed egli divise fra loro i beni. Di lì a poco, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano, e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava. (Luca 15:11-16)

A questo punto il giovane si mise a riflettere e capì che aveva fatto delle scelte sbagliate.

Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi”. (Luca 15:17-19)

Il pentimento è anzitutto un ritorno. Un ritorno a ciò che è vero quando prendiamo coscienza della realtà del peccato. Un ritorno a Dio, nel sentimento della sua bontà. Egli conosce tutta la storia della nostra vita; per questo, poveri peccatori quali siamo, ci rimettiamo alla sua misericordia.

Disgraziatamente, esiste una controfigura del pentimento. Impietosendosi sulla propria condizione, si vorrebbe compensare con delle buone opere, perfino delle sofferenze, il male che si è commesso.

Una persona che aveva grossi problemi morali diceva: “In questo modo io pago un poco per i miei peccati”. In fondo questo è un atteggiamento dettato dall’orgoglio. Dio non ci chiede mai di autopunirci. Il pentimento è un cambiamento radicale, un nuovo orientamento.

Invece di essere centrati su se stessi, si vive da quel momento per Dio. Il pericolo per il credente è di lasciare nuovamente che si affermi in lui l’io egoista ed orgoglioso. Bisognerà allora che egli confessi queste tendenze e poi conti su Dio solo, per riprendere il giusto cammino.

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