Per avvicinarci ai grandi di questo mondo, vi sono delle regole, un protocollo da rispettare. Lo stato più democratico non tollera che colui che è investito del potere sia sottomesso all’arbitrio della volontà di qualsiasi cittadino.
A maggior ragione appartiene a Dio, e non all’uomo, decidere come ci si può avvicinare a Lui. Gesù metteva coloro che l’ascoltavano in guardia contro una vana religione, fatta di cerimonie, di riti, di osservanze. Nulla di tutto ciò rende qualcuno atto alla presenza di Dio.
Con che cosa verrò davanti all’Eterno e mi inchinerò davanti al DIO eccelso? Verrò davanti a lui con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà l’Eterno migliaia di montoni o miriadi di rivi d’olio? Darò il mio primogenito per la mia trasgressione, il frutto delle mie viscere per il peccato della mia anima? O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; e che altro richiede da te l’Eterno, se non praticare la giustizia, amare la clemenza e camminare umilmente col tuo DIO? (Michea 6:6-8)
Il profeta diceva questo agli Israeliti che “stancavano l’Eterno” con le loro cerimonie praticate senza che il cuore fosse partecipe, aggiungendo così l’ipocrisia alla disubbidienza.
Ipocriti, ben profetizzò di voi Isaia, quando disse: “Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me. (Matteo 15:7-8)
Dio guarda al cuore e ci interpella. Amiamo la bontà? Facciamo sempre ciò che è giusto? Camminiamo umilmente col nostro Dio?
Allora come avvicinarci. Cominciamo col riconoscere che siamo dei peccatori. Vedremo allora aprirsi un cammino “nuovo e vivente”, tracciato da Gesù, il perfetto Salvatore. E’ solo per i Suoi meriti che l’accesso verso Dio ci è ora aperto. E’ anche col Suo soccorso che possiamo vivere sulla terra in un modo che gli sia gradito.



