Tristezza

Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati. (Matteo 5:4)

Senza dubbio molte persone che piangono la perdita di un caro parente hanno sperimentato l’efficacia di questo versetto e sono state consolate.

Ma il Signore Gesù, nel passo sopra citato, ha in vista anche il turbamento e il dolore di chi riflette su tutti i propri cattivi pensieri, parole, tendenze e comportamenti, e che pertando si rende conto di averlo disonorato durante la sua vita.

Osserviamo la sofferenza del Signore di fronte al peccato degli uomini.

Poi entrò di nuovo nella sinagoga; là stava un uomo che aveva la mano paralizzata. E l’osservavano per vedere se lo avrebbe guarito in giorno di sabato, per poterlo accusare. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati là nel mezzo!» Poi domandò loro: «È permesso, in un giorno di sabato, fare del bene o fare del male? Salvare una persona o ucciderla?» Ma quelli tacevano. Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all’uomo: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano tornò sana.
I farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, per farlo morire. (Marco 3:1-6)

Invece di rallegrarsi di quest’opera straordinaria, i suoi nemici cercavano un motivo di accusa. Che cuore duro manifestarono e quanto ciò doveva rattristarlo!

Anche in Matteco cap. 9 il Signore, trovando le folle esauste e stremate, è turbato e commosso interiorimente. Parecchie volte leggiamo nei Vangeli la sua commozione.

Quando Gesù ha dinanzi agli occhi il tradimento di Giuda “è turbato nel suo spirito”. Quando vede Gerusalemme e pensa alla sua caduta, qual è la sua reazione? Piange!

Questi esempi dovrebbero bastare per farci riflettere: Siamo turbati allo stesso modo quando vediamo degli uomini, fatti a immagine di Dio, affondare nel pantano del peccato?

O diciamo solo: Sì, così sono gli altri, noi no! Chi parla così dimostra di non avere mai pianto sui propri peccati.

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