Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». (Giovanni 10:17-18)
1943. Mattina di una giornata d’estate a Auschwitz. All’appello dei detenuti, mancano dieci uomini. La rappresaglia è spietata: dieci prigionieri, presi a caso, stanno per essere fucilati sotto gli occhi dei loro commilitoni.
Uno di loro, sconvolto, esclama: “Oh! Mia moglie, i miei bambini! Lasciatemi la speranza di rivederli un giorno!”. Silenzio… Un uomo esce dai ranghi. Avanza verso il comandante e dice: “Voglio morire al suo posto. Io non ho famiglia”. E’ un prete. Il suo nome è Kolbe. Il comandante accetta.
Dopo la liberazione, il sopravvissuto, non dimenticò colui a cui doveva la vita. Ritornò al campo di concentramento per fissare conto il muro dei fucilati una targa commemorativa alla memoria del prete Kolbe e del suo eroico gesto.
Questo sacrificio ce ne fa evocare un altro molto più grande.
Per mezzo di questa volontà, noi siamo santificati mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre. (Ebrei 10:10)
Esso imponeva al nostro Salvatore una sofferenza tale che né l’eroe del nostro racconto né alcun altro uomo potevano conoscere: l’abbandono di Dio. Cristo si è sostituito a noi per subire al nostro posto la terribile condanna che i nostri peccati meritavano.
Del sacrificio di Gesù Cristo esiste anche un memoriale, istituito direttamente da Lui: il pane ed il vino della Cena del Signore che, nel loro muto linguaggio, ricordano al credente la morte del Signore. Egli stesso li invita, durante il tempo della sua assenza, a perpetuare questo ricordo.
Poi prese il calice, rese grazie e disse: «Prendete questo e dividetelo fra di voi, perché io vi dico che non berrò più del frutto della vigna, finché il regno di Dio sia venuto». Poi, preso il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». (Luca 22:17-19)



