Angoscia e liberazione

Così Esaù prese a odiare Giacobbe a motivo della benedizione datagli da suo padre, e disse in cuor suo: «I giorni del lutto per mio padre si avvicinano; allora ucciderò mio fratello Giacobbe».

Quando le parole di Esaù, suo figlio maggiore, furono riferite a Rebecca, ella mandò a chiamare Giacobbe, suo figlio minore, e gli disse: «Ecco, Esaù, tuo fratello, si consola nei tuoi riguardi, pensando di ucciderti. Or dunque, figlio mio, ubbidisci a ciò che ti dico: Alzati e fuggi a Haran da Labano mio fratello; e rimani con lui un po’ di tempo, finché la collera di tuo fratello sia passata, finché l’ira di tuo fratello sia distolta da te ed egli abbia dimenticato quello che tu gli hai fatto; allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei io essere privata di voi due in un sol giorno?». (Genesi 27:45)

Giacobbe fugge. Teme la vendetta di suo fratello Esaù al quale aveva estorto, con inganno, la benedizione del padre. Esaù allora aveva minacciato di ucciderlo.

Ecco che nella notte in cui fugge, nel silenzio e nella solitudine, in terra straniera, Dio gli viene incontro e gli fa una promessa.

Ed ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto». (Giacobbe 28:15)

Come reagirà Giacobbe a questa promessa? La riceverà semplicemente, per fede?

No, la sua vita non è in regola, la sua coscienza non è a posto, e per questo ha paura di Dio. Ma Dio lo raggiungerà, lo disciplinerà e lo ricondurrà infine nel suo paese.

Quando parecchi anni più tardi, Giacobbe è sulla via del ritorno, ha di nuovo paura. Ma questa volta non si lascia dominare dall’angoscia, egli ne parla a Dio.

Liberami, ti prego, dalle mani di mio fratello, dalle mani di Esaù, perché io ho paura di lui e temo che egli venga ad attaccarmi, non risparmiando né madri né bambini. (Genesi 32:11)

Prima di ritrovare suo fratello, Giacobbe incontra Dio in un combattimento da cui esce liberato. Liberato dalla sua paura!

Impariamo anche noi che non è per mezzo delle nostre risorse che possiamo affrontare ciò che ci spaventa; ma portandolo a Dio saremo liberati e purificati da ciò che non va nella nostra vita. Smettiamo di appoggiarci sulla nostra forza di carattere, sulla nostra intelligenza, sulla nostra cultura, sul nostro denaro.

Rivolgiamoci al Signore per ricevere il suo aiuto. Dio desidera per noi una pace profonda che si appoggi esclusivamente sulla sua grazia.

La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini; il Signore è vicino. Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento. E la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. (Filippesi 4:5-7)

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