Apprezzamento divino

I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. (Salmi 51:17)

Per spiegare l’importanza della valutazione che facciamo di noi stessi, il Signore fa l’esempio di due uomini che vengono a pregare nel tempio. Uno è un personaggio religioso che pensa di essere un giusto, l’altro è un uomo disprezzato a causa della sua funzione nella società, quella di esattore delle tasse per conto dei conquistatori romani.

Il primo prega così: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo” (Luca 18:11-12). L’orgoglio ci isola dai nostri simili, ma soprattutto ci allontana da Dio che dice: “Il timore dell’Eterno è odiare il male; io odio la superbia, l’arroganza, la via malvagia e la bocca perversa.” (Proverbi 8:13).

Il secondo ha un atteggiamento molto diverso. Cosciente dei propri peccati, non osa nemmeno avvicinarsi al tempio. La sua cattiva coscienza non gli permette di alzare gli occhi verso Dio, ma egli sa che Dio è misericordioso, e prega così: “O Dio, sii placato verso me peccatore” (Luca 18:13). Di lui Gesù dice: “Io vi dico che questi, e non l’altro, ritornò a casa sua giustificato; perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato” (Luca 18:14).

Dio non è cambiato. “Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili” (Giacomo 4:6). Oggi, chi si umilia davanti a Lui, gli confessa i propri peccati e crede fermamente che Gesù Cristo è morto per espiarli, riceve per grazia il Suo perdono e la promessa della vita eterna.

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