Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia. (Proverbi 28:13)
Per sua natura, l’uomo è portato ad incolpare gli altri dei propri errori; come quel ragazzo che provocò scompiglio posando il piede sulla coda del gatto. La madre, che dalla stanza vicina aveva sentito il forte miagolio dell’animale, gridò: “smettila di tirare la coda al gatto!” Il bimbo, per difendersi, rispose: “Mamma, non sto tirando la coda al gatto, ci sono solo sopra; lui si è messo sotto il mio piede!”
Forse possiamo ridere al maldestro ed umoristico tentativo di attribuire la colpa all’innocente gatto; però, spesso, accade che mentre scorgiamo chiaramente la “pagliuzza” nell’occhio di un altro, siamo ciechi per la “trave” nel nostro occhio.
Gli uomini cercano più di giustificarsi, che di riconoscere il vero stato delle cose. Visto dalla prospettiva di Dio, il nostro punto di vista è il più delle volte mortificante, giacché Egli dichiara: “Non c’è infatti alcun uomo giusto sulla terra, che faccia il bene e non pecchi” (Ecclesiaste 7:20).
Nonostante Dio abbia tracciato molto chiaramente la via della salvezza, l’uomo persiste nel volersi tirare fuori dai guai con i propri mezzi. Perché questo?
Quando Dio creò l’uomo, lo fece perfetto e lo pose in una felice condizione, per lui era una gioia passeggiare nel fresco della sera con il Signore. Ma dopo il peccato, la natura umana fu avvelenata. Le migliori azioni degli uomini sono macchiate e Dio è ignorato.
Sedotto da peccato, l’uomo non è in grado di riconoscere la sua attuale condizione e inutilmente s’immagina di piacere a Dio con le buone opere. Ma prima ti piacere a Dio, bisogna essere “giustificati per la Sua grazia”. Incominciamo ad avere fiducia in Colui che ha detto: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo” (Matteo 11:28).



