I suoi figli però non seguivano le sue orme, ma si lasciavano sviare dall’avidità, accettavano regali e pervertivano il giudizio. (1 Samuele 8:3)
I figli di Samuele, un grande uomo di Dio, cresciuti nel Tempio alla sua presenza e diventati giudici di Israele, invece di mettere riparo alle illegalità e sopraffazioni subite dal popolo, facevano scambio della giustizia, accettando tangenti per favorire qualcuno o per nascondere o tacere la verità.
Allora come oggi gli uomini – specie se con autorità e incarichi di potere – si rivelano per quello che sono: corrotti e corruttibili, attaccati al denaro, avidi. E spesso tutto ciò li porta ad odiare il bene e amare il male e a rendersi responsabili di atti ignobili e meschini.
Eppure, nonostante tutto questo, c’è una speranza: l’intervento di Dio può sanare quel male profondo e radicato nel cuore dell’uomo che si chiama “peccato”.
Solo se l’uomo accetta di pentirsi, ravvedersi e cambiare i propri costumi ha la possibilità di abbracciare, al di là del baratro in cui il suo peccato lo ha fatto precipitare, la salvezza in Gesù, Colui che può ripristinare la pace, la giustizia e la libertà.




