Capire la Bibbia: i simboli e le allegorie

La Bibbia usa spesso un linguaggio figurato, ricco di simbolismo. Essa usa dei “tipi”, cioè degli oggetti o dei racconti, per illustrare delle verità o degli avvenimenti futuri. Questo contribuisce a rafforzare la nostra fede. Infatti in racconti molto antichi vediamo che Dio parlava già del Signore Gesù, poiché per lui il passato è come il futuro. La Bibbia non è un libro umano, essa è ispirata da Dio.

Facciamo un esempio: per mettere alla prova la fede di Abraamo, Dio gli chiese di offrirgli in sacrificio Isacco, suo figlio, che lui amava e che avrebbe dovuto dargli una numerosa discendenza.

Dopo queste cose DIO mise alla prova Abrahamo e gli disse: «Abrahamo!». Egli rispose: «Eccomi». E DIO disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va’ nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò». (Genesi 22:1-2)

Ma appena constatò che Abraamo avrebbe ubbidito, Dio lo fermò e gli provvide un montone per offrirlo al posto del figlio.

Abrahamo quindi stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio. Ma l’Angelo dell’Eterno lo chiamò dal cielo e disse: «Abrahamo, Abrahamo!». Egli rispose: «Eccomi». L’Angelo disse: «Non stendere la tua mano contro il ragazzo e non gli fare alcun male; ora infatti so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo figlio». Allora Abrahamo alzò gli occhi e guardò; ed ecco dietro di lui un montone, preso per le corna in un cespuglio. Così Abrahamo andò, prese il montone e l’offerse in olocausto invece di suo figlio. (Genesi 22:10-13)

In risposta alla sua fede, Abraamo ritrovò allora suo figlio in modo nuovo, come se fosse ritornato in vita dopo la morte.

Per fede Abrahamo, messo alla prova, offrì Isacco e colui che aveva ricevuto le promesse offrì il suo unigenito, anche se Dio gli aveva detto: «In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome», perché Abrahamo riteneva che Dio era potente da risuscitarlo anche dai morti; per cui lo riebbe come per una specie di risurrezione. (Ebrei 11:17-19)

In questo racconto che è di circa quattromila anni fa, nulla è detto del Salvatore che Dio avrebbe donato agli uomini. Quella scena sottolinea la fede eccezionale di Abraamo. Tuttavia, vi riconosciamo, commossi, l’annuncio del sacrificio di Gesù, il Salvatore, avvenuto a Gerusalemme duemila anni più tardi.

Questo racconto ci parla con forza dell’amore di Dio che non ha risparmiato il proprio Figlio ma lo ha dato per i nostri peccati, e lo ha poi risuscitato con la sua potenza.

Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:16)

Dio è invisibile, è spirito. Le realtà che lo riguardano non sono dunque materiali, ma spirituali. Per insegnarci, Dio ha usato dei simboli che rappresentano delle verità astratte per mezzo di cose concrete. Per interpretare i simboli della Bibbia, bisogna essere prudenti. Un semplice regola consiste nel limitarsi anzitutto alle applicazioni che il Nuovo Testamento fa di numerose realtà dell’Antico. Ricordiamone alcune:

  • Adamo è figura di colui che doveva venire, cioè di Cristo, il capostipite di tutti i credenti.

Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato; perché, fino a che fu promulgata la legge, il peccato era nel mondo; ora il peccato non è imputato se non vi è legge; ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, che è figura di colui che doveva venire. (Romani 5:12-14)

  • Il sangue di Abele parla in anticipo di quello di Cristo.

Ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, che è la Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’assemblea universale e alla chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti, e a Gesù, il mediatore del nuovo patto, e al sangue dell’aspersione, che dice cose migliori di quello di Abele. (Ebrei 12:22-24)

  • La roccia da cui scaturì l’acqua nel deserto rappresenta Cristo, sorgente di vita.

Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, tutti furono battezzati per Mosè nella nuvola e nel mare, tutti mangiarono il medesimo cibo spirituale, e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo. (1 Corinzi 10:1-4)

  • La manna rappresenta il Signore Gesù, il pane vivente disceso dal cielo.

Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché uno ne mangi e non muoia. (Giovanni 6:48-50)

  • L’Agnello pasquale rappresenta Gesù, sacrificato per la nostra redenzione.

Togliete via dunque il vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come ben siete senza lievito; la nostra pasqua infatti, cioè Cristo, è stata immolata per noi. (1 Corinzi 5:7)

  • Il tabernacolo nel deserto era un’immagine del cielo, la sfera della presenza di Dio.

Ora, se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote, perché vi sono già i sacerdoti che offrono i doni secondo la legge, i quali servono di esempio ed ombra delle cose celesti, come fu detto da Dio a Mosè, quando stava per costruire il tabernacolo: «Guarda», egli disse, «di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte». (Ebrei 8:4-5)

Così, numerosi elementi descritti nell’Antico Testamento, ci aiutano a capire l’opera di Cristo e le caratteristiche meravigliose della sua persona.

Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età. (1 Corinzi 10:11)

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