Che cos’è il pentimento

Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. (Salmi 32:5)

Il pentimento è la percezione del peccato nel quale noi uomini ci troviamo per natura. E’ il risveglio della coscienza che si volge verso Dio.

L’uomo che si pente prova un orrore sincero per il male che ha potuto fare, forse non per un peccato particolarmente grave, ma per l’insieme d’una vita nella quale Dio non ha avuto alcun posto.

Nel pentimento, c’è un barlume di speranza, un richiamo più o meno articolato alla misericordia divina.

Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia. (Proverbi 28:13)

Il pentimento si manifesta con un rammarico sincero, con la confessione, anzitutto a Dio perché è lui il primo offeso, e poi a quelli ai quali abbiamo potuto causare un torto … infine con la riparazione, per quanto è possibile, e l’abbandono dei peccati che sono stati confessati.

Così il pentimento prepara l’anima ad accettare la grazia di Dio. E’ un primo movimento verso Dio, perché chi si ravvede riconosce il diritto che Dio ha di essere ubbidito.

C’è già della fede nel vero pentimento, perché si confessano i propri peccati solo quando si ha la speranza di ottenere il perdono. Il pentimento è come l’accesso che si apre sotto il bisturi del grande Chirurgo, Dio, e predispone ad accettare la salvezza operata da Gesù Cristo alla croce.

Il credente, se è caduto nel peccato, conserva il ricordo delle colpe che lo umiliano, ma nello stesso tempo si rallegra della grazia immeritata che gli è stata concessa.

Perciò provo disgusto nei miei confronti e mi pento sulla polvere e sulla cenere. (Giobbe 42:6)