Poiché così dice l’Eterno degli eserciti: «Tagliate i suoi alberi e costruite un terrapieno contro Gerusalemme; questa è la città che dev’esser punita; in mezzo a lei non vi è che oppressione. Come un pozzo fa scaturire le sue acque, così essa fa scaturire la sua malvagità; in lei si sente solo parlare di violenza e di distruzione; davanti a me stanno continuamente dolore e piaghe. (Geremia 6:6-7)
Nel nostro mondo le cause di sofferenza non mancano e non risparmiano nessuno. Le nostre grida e la nostra ribellione non possono cambiare la situazione, e i progressi scientifici e sociali, fintanto che esisterà il mondo attuale, potranno solo attenuarne gli effetti.
Ma Dio vede questa situazione? Se ne occupa? Se ne addolora? Pensate che la sofferenza è così legata a questa terra che non ha risparmiato neppure Gesù Cristo, il suo diletto Figlio, che non aveva alcuna colpa e non aveva commesso nessun peccato.
Dio sa che in questo mondo, a causa del peccato dell’uomo, a causa del fatto che l’umanità lo ha abbandonato, ci sono molte sofferenze; e non vorrebbe che fosse così.
Quando ha creato l’uomo lo ha posto in un ambiente delizioso perché fosse sereno e felice; e questo stato durerebbe ancora oggi se non fosse intervenuta la disubbidienza e l’allontanamento da Lui. Nonostante tutto però, Dio ci ama e vuole alleviare i nostri dolori.
Giubilate, o cieli, rallegrati, o terra, e prorompete in grida di gioia, o monti, perché l’Eterno consola il suo popolo e ha compassione dei suoi afflitti. (Isaia 49:13)
Se la situazione del mondo non può cambiare, possiamo però cambiare noi, nel nostro animo, nel nostro modo di affrontare i problemi, con la possibilità che Lui solo ci può dare, se abbiamo fede, di distogliere gli sguardi dalle sofferenze di oggi per orientarli sulle future benedizioni promesse.
L’Eterno è vicino a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità. Egli soddisfa il desiderio di quelli che lo temono, ode il loro grido e li salva. (Salmi 145:18-19)
Non siate pigri nello zelo; siate ferventi nello spirito, servite il Signore, allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera; 13 provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità. (Romani 12:11-13)
Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. (Romani 8:35-37)



