Rivolgendosi alla gente dirà: “Ho peccato e violato la giustizia, e non sono stato punito come meritavo. Dio ha riscattato la mia anima, perché non scendesse nella fossa e la mia vita può vedere la luce”. (Giobbe 33:27-28)
I detenuti stavano trascorrendo l’ora d’aria quotidiana nel cortile della prigione. Uno di loro aveva lo sguardo fisso a terra, con la coscienza appesantita dal suo torbido passato; si sentiva solo, abbandonato, e soffriva per la dura detenzione.
All’improvviso, davanti ai suoi piedi, trovò una pagina stampata che probabilmente un altro detenuto aveva gettato con rabbia. Era un foglietto di un calendario cristiano. Lo lesse e ne rimase profondamente colpito, perché parlava d’amore, di sacrificio e di salvezza.
Il detenuto lo mise in tasca per rileggerlo una volta rientrato in cella. E’ ciò che fece. Quel messaggio era proprio indirizzato a lui, perché era rivolto a dei peccatori, colpevoli non solo nei confronti degli uomini, ma prima di tutto e soprattutto davanti a Dio.
Non aveva mai riflettuto su questo aspetto; aveva sempre pensato solo al giudizio degli uomini, ma ora comprendeva che era sottoposto anche alla condanna di Dio. Era dunque doppiamente perduto? No!
Non poteva sfuggire alla giustizia umano, ma poteva scampare al giudizio di Dio, eprché Cristo, per emzzo del suo sacrificio sulla croce, aveva ottenuto anche per lui il perdono di Dio.
Tutto solo nella cella, rilesse più volte quel foglietto che aveva trovato casualmente, e tramite quelle poche righe venne alla conoscenza del Dio Salvatore; ricevette così la pace che Egli dona a tutti quelli che mettono la loro fiducia in lui.
Figlioletti, vi scrivo perché i vostri peccati vi sono perdonati per mezzo del suo nome. (1 Giovanni 2:12)



