Ti scongiuro dunque davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, che ha da giudicare i vivi e i morti, nella sua apparizione e nel suo regno: predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina. (2 Timoteo 4:1-2)
L’imminente ritorno del Signore per prendere i credenti e portarli con Sé deve fare riflettere gli increduli, ma deve anche spingere quanti hanno fede a parlare agli altri dell’amore di Cristo.
Il pensiero di essere con il Signore nella felicità ci riempie di gioia, ma pensiamo anche a coloro che invece resteranno sulla terra! Per loro non ci sarà più la possibilità di udire l’Evangelo della grazia, e per noi non ci sarà più la possibilità di avvertirli.
Se non parliamo del Signore ai nostri vicini, ai nostri compagni, ai nostri colleghi, ai nostri parenti, anche loro potrebbero essere nel numero di coloro che dovranno subire i terribili eventi che piomberanno sulla terra.
Il Signore Gesù, poco prima di essere elevato in cielo, disse:
Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato. (Marco 16:15-16)
Questo era lo scopo per cui Egli lasciò i suoi discepoli sulla terra, ed è lo stesso scopo per cui lascia noi credenti sulla terra oggi e aspetta pazientemente di compiere la sua promessa di venirci a prendere.
Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento. (2 Pietro 3:9)
Che nei nostri cuori sia sempre presente questa promessa del Signore, e che ci faccia sentire la necessità di spronare il maggior numero possibile di persone ad affrettarsi ad accettare la grazia di Dio.
Usiamo tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per annunciare con saggezza, semplicità e senza vergogna il Vangelo.
Infatti io non mi vergogno dell’evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. (Romani 1:16)



