Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse. (Ebrei 10:23)
Dio è fedele. Se fa delle promesse le mantiene. Non si pente d’averle fatte ed è anche puntuale.
Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento. (2 Pietro 3:9)
Dio non viene meno alla sua Parola, come facciamo noi. Abraamo era vecchio e senza figli, eppure Dio gli aveva promesso una discendenza. Umanamente sembrava impossibile, ma lui era pienamente convinto che quanto Egli aveva promesso era anche in grado di compierlo.
Neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo. (Romani 4:20-21)
Anche Sara, l’anziana moglie, ritenne fedele Colui che aveva fatto le promesse.
Per fede anche Sara stessa, benché avesse oltrepassato l’età, ricevette forza per concepire il seme e partorì, perché ritenne fedele colui che aveva fatto la promessa. (Ebrei 11:11)
Se Ebrei 10:23 ci incoraggia a mantenere ferma la confessione della nostra speranza “senza vacillare” è perché “fedele è Colui che ha fatto le promesse”. “Dio non può mentire”, dice Paolo a Tito.
Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo, secondo la fede degli eletti di Dio e la conoscenza della verità che è secondo pietà, nella speranza della vita eterna, promessa prima di tutte le età da Dio, che non può mentire, e che nei tempi stabiliti ha manifestato la sua parola mediante la predicazione che mi è stata affidata per comando di Dio, nostro Salvatore, a Tito, mio vero figlio nella comune fede: grazia, misericordia e pace da Dio il Padre e dal Signor Gesù Cristo, nostro Salvatore. (Tito 1:1-4)
Ma per godere dell’adempimento delle promesse è necessaria la fede.
E che dirò di più? Infatti mi mancherebbe il tempo se volessi raccontare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede vinsero regni, praticarono la giustizia, conseguirono le promesse, turarono le gole dei leoni, spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trassero forza dalla debolezza, divennero forti in guerra, misero in fuga gli eserciti stranieri. Le donne riebbero per risurrezione i loro morti; altri invece furono distesi sulla ruota e martoriati, non accettando la liberazione, per ottenere una migliore risurrezione. (Ebrei 11:32-35)



