Galleria dei ritratti

Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il suo grande amore con il quale ci ha amati, anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (voi siete salvati per grazia), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù, per mostrare nelle età che verranno le eccellenti ricchezze della sua grazia, con benignità verso di noi in Cristo Gesù. (Efesini 2:4-7)

Se visitiamo un vecchio castello, non stupiamoci di vedere fin dall’ingresso dei quadri imponenti che ritraggono i proprietari, i benefattori, gli antenati o altri personaggi celebri che ne hanno fatto la gloria. Sono stati dipinti in un’epoca in cui non esistevano le fotografie. Ognuno di loro risplende nei suoi abiti di festa e in un dipinto adeguato alla sua grandezza!

Dai tratti spesso severi non traspare se quei personaggi furono felici oppure no, buoni o malvagi. In ogni caso, la loro gloria fu effimera, la maggior parte di loro è dimenticata. Sono tutti morti. E dove si trovano adesso?

Nella Bibbia, in Ebrei 11, troviamo una “galleria dei ritratti” di persone che, deboli, umili, senza apparenza, si sono affidati a Dio. Il loro nome non sarà mai dimenticato. Fra di loro troviamo Abele, Noè, Abramo e sua moglie Sara, Mosè, Raab, Gedeone, Samuele, Davide, e molti altri che hanno sofferto, sono stati maltrattati per la loro fede.

Erano forse più santi di altri per figurare nella lista di coloro che hanno onorato Dio? No, ma ognuno di loro si è affidato a Dio in mezzo alle prove e alle difficoltà.

In ogni caso non saranno dei ritratti ad ornare la casa celeste, ma degli esseri viventi, la numerosissima famiglia di Dio, tutti testimoni della Sua grazia. Riscattati, perdonati, resi giusti dal sangue di Gesù Cristo. Soltanto loro indosseranno il giusto abbigliamento; vesti di gloria, tutte differenti, ma tutte simili a quelle del loro Signore.

E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. (Colossesi 2:13)

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