Giulio, il colombiano

Poi venite, e discutiamo», dice il SIGNORE; «anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana. (Isaia 1:18)

Giulio aveva appena trovato lavoro in una fabbrica di acquavite. Era, pensava, il colpo di fortuna della sua vita perché i dipendenti ricevevano ogni giorno un po’ di quell’alcool di cui si era resto schiavo. Un giorno, sull’autobus, Giulio incontrò un umile credente che gli parlò di Gesù. “Anch’io ero alcolizzato. Il Signore mi ha liberato. Non posso spiegarti come, ma vieni con me e ne saprai di più”.

Poco a poco assistendo a delle riunioni di evangelizzazione, Giulio scoprì che il suo stato miserabile meritava l’ira di Dio. Confessò i suoi peccato, credette in Gesù Cristo e ricevette il perdono. Diventò un uomo nuovo e seppe trovare nel suo Salvatore, mediante la fede, la forza per superare prove e tentazioni.

Il giorno dopo la sua conversione, annunciò ai suoi compagni che non avrebbe più bevuto una goccia d’alcool perché Gesù Cristo era diventato il suo Maestro. Costoro si allontanarono da lui come da un malato contagioso. Il giorno dopo si disposero in due file fra le quali Giulio dovette passare, e si misero a cantare: “Alleluia! Ecco l’evangelista!”

Giulio, in passato, aveva imparato a leggere le carte e a darsi alle pratiche occulte nelle quali aveva provato le vertigini di un potere sconosciuto. Le potenze sataniche lo tormentavano ancora qualche volta. I suoi fratelli in Cristo lessero con lui la Bibbia, pregarono, e Dio lo liberò completamente.

Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna; perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 6:22-23)

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