Allora l’Eterno chiamò Samuele che rispose: «Eccomi!». (1 Samuele 3:4)
L’impegno in generale viene visto da molte persone come una limitazione della propria libertà e della propria indipendenza, come il volersi chiudere in uno spazio o situazione circoscritta senza poter sperimentare cose nuove. In pratica, le persone s’impegnano in qualcosa solo se il risultato sperato è maggiore del sacrificio investito.
Anche davanti a Dio è così? Il nostro impegno per Lui è in base alla benedizione che speriamo di ottenere con il minore sforzo possibile, oppure per amore dell’opera? Quando ci disponiamo ad amare il prossimo, lo facciamo perché è lui ad amarci per primo, oppure perché il Signore ci ha insegnato ad amare incondizionatamente?
Il nostro impegno con Dio deve avere come unico motore l’amore per Lui, la gratitudine per il sacrificio di Gesù Cristo, il riconoscere che eravamo perduti ed ora siamo salvi. Camminavamo senza méta ed ora il Signore ci guida, eravamo tristi ed ora felici … eravamo morti ed ora siamo vivi!
Il mandato che Gesù ha lasciato alla chiesa è di andare per il mondo e di predicare il Vangelo in tutti i luoghi che riesce a raggiungere. Non è un semplice impegno, ma il segreto per una vita felice! Dobbiamo continuare l’opera del Signore essendo luce del mondo e sale della terra. Il nostro obiettivo non è quello di raggiungere cose grandi, ma tutte le cose che Dio ci chiede e, se queste sono grandi ben venga!
Ma voler per forza raggiungere grandi obiettivi senza la benedizione di Dio, non ci gratificherà affatto; anzi, aumenterà il nostro senso di insoddisfazione. Il Signore ci sta chiamando, come fece con Samuele; come Gli stiamo rispondendo?



