Allora essi condussero dai farisei colui che prima era stato cieco. Ora era sabato quando Gesù fece del fango e gli aperse gli occhi. Anche i farisei dunque gli domandarono di nuovo come avesse recuperato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni farisei dicevano: «Quest’uomo non è da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un uomo peccatore compiere tali segni?». E c’era divisione tra di loro. Chiesero dunque di nuovo al cieco: «E tu, che dici di lui per il fatto che ti ha aperto gli occhi?». Egli disse: «È un profeta!». (Giovanni 9:13-17)
Nulla è cambiato nel corso dei secoli, come nel tempo del nato cieco, anche oggi colui che viene beneficiato dalla mano di Dio è oggetto di incredulità e di accuse. Il mondo non è cambiato, il diavolo è sempre pronto ad offuscare l’opera gloriosa del Cristo. La sua tattica è solo quella di poter annichilire lo splendore dell’opera che parla di liberazione e d’amore.
Ma nel testo che stiamo meditando, si intravede una nota di plauso, di luce, di ringraziamento, infatti leggiamo la testimonianza che il nato cieco rende alla gloria di Cristo, senza paura, senza esitazione ma con risoluta franchezza. Egli dichiara ai suoi interlocutori, curiosi, accusatori: «È un profeta!».
Essere dei veri testimoni dell’Evangelo è parlare con piena franchezza e libertà. Non eravamo forse anche noi dei ciechi? Non siamo stati liberati dalla potenza di Cristo? Tutti siamo chiamati, ora, a testimoniare che le tenebre si sono allontanate da noi e che la luce della vita brilla nel nostro sguardo e nel nostro cuore.
Perciò, senza esitazione, senza paura, ma con franchezza apriamo la nostra bocca e testimoniamo dicendo a tutti che: Gesù è il Salvatore del mondo, il Liberatore, il Re dei re, il Signore dei signori, il Risorto dai morti che dà in dono, a tutti coloro che la vogliono, la vita eterna.



