Il cielo visto dalla buca di un obice

Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, affinché siano inescusabili. (Romani 1:20)

Nella tasca di un soldato ucciso in Italia durante la seconda guerra mondiale, sono state ritrovate queste righe commoventi:

“Oh Dio, io non ti ho mai parlato, ma ora lo voglio fare. Mi hanno detto che non esisti e, come un insensato, l’ho creduto. La notte scorsa, dalla buca di un obice in cui mi nascondevo, ho visto il tuo cielo ed ho capito che mi avevano mentito. Ah, se soltanto avessi trovato il tempo per guardare le cose che Tu hai fatte, avrei capito che la gente m’ingannava. Fino a questo giorno sono vissuto lontano da te e mi chiedo se mi accoglierai in quel Cielo che mi ha fatto vedere.

Piango, mi rammarico e mi pento per non averti conosciuto prima. E’ giunto il momento di partire, Signore, devo andare a combattere. Il mio cuore è in pace; da quando ti ho incontrato non ho più paura di morire”.

Non era troppo tardi. Quel Cielo, verso cui si era diretto lo sguardo del soldato il giorno prima della sua morte gli aveva ricordato, appena in tempo la sua esistenza. Sì, quel Cielo da cui è sceso sulla terra il Salvatore del mondo per rivelarne l’accesso, il soldato l’aveva visto dal fondo della buca di un obice, dal fondo della sua miseria e quel Cielo era ora pronto a riceverlo.

Ma tu, non aspettare l’ultima ora. E’ oggi che il Signore salva quelli che rivolgono a Lui lo sguardo della fede.

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