Il credente di fronte ai problemi della società

Or fuggi le passioni giovanili, ma persegui la giustizia, la fede, l’amore e la pace con quelli che con cuore puro invocano il Signore. (2 Timoteo 2:22)

I problemi attuali sono gravi; chi lo negherebbe? Disuguaglianze sociali, razzismo, violenza, immoralità, disoccupazione, corruzione, la guerra temuta e nel contempo preparata febbrilmente, tutte le basi dell’educazione della morale scalzate, il bene e il male confusi …

Sono questi i tumori maligni di un organismo irrimediabilmente colpito. Toglietene uno, ne nasceranno altri dieci. Chiamare al soccorso l’Evangelo, per rimediare qui ad un abuso, là ad un errore politico senza che gli uomini siano cambiati, è un non-senso. Pretendere che il genio umano, d’altronde incontestabile (ma come è impiegato?) abolirà un giorno le conseguenze del peccato mentre tollera e coltiva il peccato stesso; è un’aberrazione!

Il credente è chiamato a fare del bene a tutti, a comportarsi giustamente, irreprensibilmente, ma il messaggio di cui è portatore non ha lo scopo di regolare i problemi della società: illumina gli uomini in vista della loro salvezza eterna. Fare dell’Evangelo un mezzo tra gli altri per risolvere le difficoltà dell’umanità, è come mandare il pompieri a mettere al riparo dei mobili in una casa in fiamme invece di salvare la gente.

Il mondo non ha voluto sapere nulla di Gesù come Salvatore, il giudizio sta’ per essere pronunciato ed il Giudice è alla porta. Non dobbiamo permettere che le cose di un momento (cioè della nostra vita) abbiano da mascherare la sola cosa che conta: la nostra eternità.

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