Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». (Giovanni 3:3)
In sala parto è appena nato un bambino. Ognuno trattiene il respiro, tranne il neonato che inspira ed emette il primo pianto. Probabilmente per lui è penosa quest’irruzione in un mondo nuovo. Ma per la mamma e per gli assistenti è una gioia, una dimostrazione che il bimbo è vivo.
La Bibbia paragona la fede in Cristo a una nuova nascita. Si dice che la preghiera sia il respiro dell’anima, la manifestazione essenziale della vita di Dio in noi. Questa vita nuova, eterna, Dio la dà a chi crede nel suo Figlio Gesù Cristo.
Saulo da Tarso, dopo la sua conversione, era in preghiera.
E il Signore a lui: «Àlzati, va’ nella strada chiamata Diritta, e cerca in casa di Giuda uno di Tarso chiamato Saulo; poiché ecco, egli è in preghiera, e ha visto in visione un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista». (Atti 9:11-12)
Un uomo che non prega può essere credente? Sarebbe anormale quanto un neonato che non piange.
In seguito, il bambino cresce ed impara a parlare. Anche il credente fa progressi per parlare al suo Padre celeste. Le sue preghiere diventano più intelligenti; a lui esprime i propri bisogni e i suoi ringraziamenti.
Più tardi il bambino crescerà ancora e avrà delle buone conversazioni con i suoi genitori. Potrà chiedere qualcosa anche per i suoi amichetti. Allo stesso modo il credente progredisce nelle sue relazioni con Dio. Impara a lodarlo, a presentare a Dio anche i bisogni degli altri.
La nostra preghiera rallegra il cuore di Dio, quel Dio d’amore che ha dato il suo Figlio unigenito per salvare dei peccatori e farli diventare suoi figli.
Non cessate mai di pregare. (1Tessalonicesi 5:17)



