Io, io sono colui che vi consola; chi sei tu che temi l’uomo che deve morire, il figlio dell’uomo che passerà come l’erba? Hai dimenticato il SIGNORE che ti ha fatto, che ha disteso i cieli e fondato la terra? Tu tremi continuamente, tutto il giorno, davanti al furore dell’oppressore, quando si prepara a distruggere. Ma dov’è il furore dell’oppressore? Colui che è curvo nei ceppi sarà presto liberato: non morirà nella fossa, non gli mancherà il pane. Io infatti sono il SIGNORE, il tuo Dio. Io sollevo il mare, e ne faccio muggire le onde; il mio nome è il SIGNORE degli eserciti. Io ho messo le mie parole nella tua bocca e ti ho coperto con l’ombra della mia mano per spiegare nuovi cieli e fondare una nuova terra, per dire a Sion: “Tu sei il mio popolo”». (Isaia 51:12-16)
L’afflizione, prima o poi, colpisce la vita di tutti. Eventi che scuotono fin dalle fondamenta le sicurezze su cui avevamo costruito la nostra vita, lasciandoci atterriti e senza più punti di riferimento. Con il Signore però l’afflizione coincide con la consolazione, la disperazione diventa un’occasione di benedizione e la sofferenza lascia lo spazio alla guarigione.
La consolazione di Dio è una sicurezza che ha ravvivato l’anima di innumerevoli credenti anche nei momenti più bui della loro vita. Il re Davide, guidato da Dio, scrive nel suo famoso salmo: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza” (Salmo 23:4).
Vuoi sperimentare anche tu questa consolazione? Vuoi qualcosa su cui fondare la tua vita senza temere la prova più terribile? Rivolgiti a Gesù: Lui stesso ha provato un dolore e uno sconforto indescrivibile prima di salire sulla croce dove è morto per me e per te. Egli sa cosa significa tradimento, abbandono e umiliazione, quando vedeva gli occhi dei Sui cari tingersi di lacrime mentre la folla si faceva beffe di Lui. Nessuno più di Gesù sa che cosa significhi il dolore e nessuno più di Lui sa come consolarti.




