Invocazione e risposta

Nella mia angoscia ho gridato all’Eterno, ed egli mi ha risposto. (Salmi 120:1)

Questo salmo fa parte di una serie di componimenti poetici definiti Salmi dei pellegrini. Erano inni che accompagnavano il viaggio degli Ebrei verso la città di Gerusalemme, in occasione delle feste levitiche.

Il salmista chiede di essere liberato dall’angoscia in cui si trova, vittima della menzogna e della frode, di artificiosi capi d’accusa. Tuttavia, prima ancora di uscir fuori dalla trappola degli intrighi umani, la sua fiduciosa invocazione lo porta ad allargare il cuore al Signore e ai Suoi piani, frutto di immensa benevolenza divina.

Questa è l’invocazione che fa svanire l’angustia del cuore ancor prima che la soluzione dei problemi si manifesta. Nei frangenti più difficili, di pungente ostilità che ogni uomo o donna si trovano ad affrontare, si può invocare il Signore con la stessa ampiezza di visione spirituale e di profonda fiducia in Dio. Perché Dio risponde.

L’invocazione, infatti, è un atto di fede che ci fa vedere l’invisibile e realizzare l’impossibile. Ecco perché Dio incoraggia ogni credente.

Invocami nel giorno dell’avversità, io ti libererò e tu mi glorificherai. (Salmi 50:15)

Se vivi momenti di particolare distretta, hai la possibilità di rivolgere la tua preghiera a Dio, che ascolta e risponde anche al tuo grido.

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