Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». (Giovanni 11:3)
Anche i credenti si ammalano, e a volte il Signore lo permette per il loro bene morale e spirituale. Con saggezza e amore, Egli misura attentamente la prova, affinché raggiunga il Suo scopo. Allo stesso tempo dona ai Suoi la forza per sopportare il peso.
Non è sempre facile discernere lo scopo preciso che Dio persegue quando permette una prova. Sicuramente desidera far crescere la nostra fede e la nostra pazienza, ma può darsi anche che voglia:
metterci in disparte, per poter “parlare” meglio al nostro cuore;- staccarci dalle occupazioni materiali che hanno assunto un’importanza eccessiva nella nostra vita;
- rivelarsi a noi come il Dio della consolazione;
- farci sperimentare la partecipazione e l’amore dei nostri fratelli e sorelle credenti;
- darci l’occasione di mostrare attorno a noi cosa sono la pazienza e la sottomissione a Dio;
- renderci capaci di comprendere gli altri malati e di simpatizzare con loro.
Sicuramente l’apostolo Paolo desiderava la guarigione di Epafrodito, suo collaboratore, ma accettò la prova che Dio aveva permesso e pregò con fede, per raccomandare a Dio l’amico malato e chiedergli che guarisse.
Tuttavia ho ritenuto necessario di mandarvi Epafrodito, mio fratello, compagno d’opera e di lotta, vostro apostolo e ministro dei miei bisogni, poiché egli desiderava molto vedervi tutti, ed era angosciato perché avevate udito che era stato ammalato. Difatti egli è stato malato e molto vicino alla morte, ma Dio ha avuto pietà di lui, e non solo di lui ma anche di me, perché non avessi tristezza su tristezza. (Filippesi 2:25-27)



