Colui che ha piantato l’orecchio, non ode egli? Colui che ha formato l’occhio, non vede egli? Colui che corregge le nazioni, non le punirà, lui che insegna all’uomo conoscenza? L’Eterno conosce i pensieri dell’uomo e sa che sono vani. (Salmi 94:9-11)
La vera preghiera non è la recitazione di formule imparate a memoria; e non è dal numero delle preghiere che si acquisisce qualche merito davanti a Dio. La preghiera non è nemmeno un sistema per riuscire a colpo sicuro negli esami o negli affari, o per garantirsi contro i rischi.
La preghiera non è una specie di “fuga” dalla realtà riservata ai deboli che cercano di evadere dai problemi, o a quelli che non sanno assumersi le proprie responsabilità. Non deve essere nemmeno l’ultima risorsa quando tutte le altre sono esaurite, né l’ultimo strumento di cui servirsi in caso di gravi difficoltà.
No, niente di tutto questo. La preghiera è una conversazione fra l’essere umano e il suo Creatore. E’ parlare a Dio con la semplicità di un bambino che parla a suo padre; è parlare al Signore Gesù, il Figlio di Dio, che è venuto a condividere la nostra condizione umana.
Al Lui possiamo confidare le nostre preoccupazioni, le pene, le gioie, i progetti con la certezza che Egli ascolta, e che risponderà concedendo ciò che è bene per noi. E’ Lui che dobbiamo ringraziare. Se Dio parla a noi per mezzo della Sua Parola, la Bibbia, vuole che anche noi parliamo a Lui per mezzo della preghiera. Facciamolo con spontaneità, con parole semplici e un cuore sincero e fiducioso. “Dio è amore” (1 Giovanni 4:8), e il fatto che ci ascolta ne è la prova.
La preghiera è stata definita “il respiro dell’anima”. Pregare, ha detto qualcuno, è avere degli interessi in comune con il cielo!




