La vita del bambino

Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle. (Matteo 5:39-42)

Al tempo del profeta Eliseo (2 Re 4), viveva una donna ricca che aveva riconosciuto nel profeta un uomo di Dio e gli aveva offerto ospitalità. Aveva persino convinto suo marito a costruire e ad arredare una stanza apposta per lui. Quella donna non poteva avere dei figli, ma un giorno, conoscendo la sua sofferenza, Eliseo le promise che Dio le avrebbe dato un figlio.

E così avvenne. Ma un mattino il bambino lamentò un forte mal di testa e a mezzogiorno morì, sulle ginocchia della madre. Che cosa farà la donna? Piangerà disperata e seppellirà il fanciullo? No! Essa corica il piccolo sul letto del profeta; poi, animata da una grande fede, va di corsa a cercare l’unica persona che poteva aiutarla, Eliseo, l’uomo di Dio.

Gli racconta l’accaduto e sembra dirgli: “Se sei tu che ci hai dato questo bambino, adesso non puoi lasciarlo morire. Devi assolutamente fare qualcosa”. Eliseo mandò prima il suo servo, ma questo non riuscì a fare rivivere il bambino. Allora andò egli stesso e trovò il bambino morto, disteso sul suo letto. Allora supplicò il Signore e il piccolo risuscitò e fu restituito vivo alla madre.

Care mamme, il Signore vi ha dato dei figli. Il Suo desiderio è che abbiano la vita eterna e non che siano perduti. Allevateli nella fede e nella conoscenza del Vangelo. Accogliete il Signore Gesù – raffigurato in questo racconto dal profeta Eliseo – nella vostra casa, e fate in modo che si senta come “a casa propria”!

Il modo in cui agisce Eliseo per risuscitare il bambino di quella famiglia merita la nostra attenzione. Il piccolo giace esanime, coricato sul letto dell’uomo di Dio. Eliseo arriva, entra nella stanza e chiude la porta per rimanere solo con lui. Ma il suo intervento richiede del tempo, ed Eliseo è paziente. Diverse volte esce, va e viene per la casa, poi rientra. Infine il piccolo starnutisce sette volte. E’ tornato in vita! Eliseo chiama la madre e glielo mette fra le braccia.

Durante quegli interminabili momenti, qual è stato l’atteggiamento della madre? Aveva fatto venire Eliseo, e aspettava con pazienza. L’uomo di Dio era in casa e si stava occupando di suo figlio, questo le bastava. Lei non interviene, non sta davanti all’uscio della camera per avere notizie … No, li lascia soli, alla presenza uno dell’altro.

Che insegnamento possiamo trarre da questo racconto? Intanto, che dobbiamo dare al Signore il posto che gli spetta nella nostra casa e fare in modo che siano un luogo dove la Sua presenza è riconosciuta, rispettata e apprezzata. Se così è, diamogli fiducia, parliamogli dei nostri bambini in preghiera e poi lasciamolo agire. Favoriamo un contatto personale tra Lui e ognuno dei nostri figli abituandoli a leggere la Parola di Dio e a pregare.

Lasciamo lavorare il Signore “nell’intimità della cameretta”. Il lavoro del Signore è paziente, personale, e non si fa in un giorno. Non cerchiamo di imporci per accelerare o completare il Suo lavoro. Dio risponderà alle nostre preghiere, e noi avremo la gioia di vedere i nostri figli “nascere di nuovo”, “nascere spiritualmente”, per la fede, in vista della vita eterna.

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