Le sofferenze espiatorie di Cristo

Perché mi respingi, o Eterno, perché mi nascondi il tuo volto? Sono stato afflitto e moribondo fin dalla giovinezza; ho sofferto i tuoi terrori e sono smarrito. Sopra di me è passata la tua ardente ira; i tuoi terrori mi hanno annientato, mi hanno circondato come acque tutto il giorno e tutti assieme mi hanno sommerso. (Salmi 88:14-17)

I dolori di un crocifisso sono atroci; e il Signore Gesù li ha provati come tutti quelli che hanno subito lo stesso supplizio. Ma questi non possono essere paragonati alle sofferenze morali che Egli ha dovuto sopportare da parte di Dio quando si è caricato dei nostri peccati.

Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti. (1 Pietro 2:24)

Durante le tre ore in cui Gesù ha espiato le nostre colpe, la terra è stata invasa da una notte soprannaturale; in figura, nessuno ha potuto vedere cosa succedeva tra il Dio santo e il suo Figlio, il nostro Salvatore.

Tu hai gli occhi troppo puri per vedere il male e non puoi guardare l’iniquità. (Abacuc 1:13)

Dio ha in orrore il peccato, la sua santità lo respinge e la sua giustizia lo deve colpire. Gesù, l’unico giusto, è stato abbandonato da Dio, perché si presentava caricato dei nostri peccati, come fossero suoi. Allora Dio ha fatto cadere su di lui il castigo che noi meritavamo. Quanto angoscia rivela il grido che segna la fine di quelle ore.

Verso l’ora nona, Gesù gridò con gran voce dicendo: «Elì, Elì, lammà sabactanì?». Cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». (Matteo 27:46)

Ai piedi della croce, scopriamo l’orrore dei peccato e l’inflessibile santità di Dio. Vi scopriamo anche il suo amore per noi e quello del Signore Gesù che ha accettato una simile sofferenza, una morte violenta, un tale abbandono, perché potessimo vivere con Lui in paradiso, per l’eternità.

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