L’ufficiale e la sua prigioniera

Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: «Il giusto per fede vivrà». (Romani 1:16-17)

Dopo un’incursione nel paese d’Israele, i Siri conducono nella loro nazione un gruppo di prigionieri; fra loro c’è una ragazzina.

Perché si trova lì?Perché Dio vuole servirsi di lei per compiere una meravigliosa guarigione. Ella è presa al servizio del capo dell’esercito, Naaman. In quella casa dove serve umilmente viene a sapere che il suo padrone è lebbroso. Invece di rimanere indifferente davanti alla malattia di chi l’ha strappata dalla sua famiglia, dice alla sua padrona:

«Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!»(2 Re 5:3)

Parole audaci, parole di fede! Aveva già visto il profeta Eliseo guarire un lebbroso? Non lo sappiamo, ma ella conosce la potenza e l’amore del suo Dio, e sa che Egli vuole il bene di tutti. Allora in tutta semplicità, rende testimonianza del Dio che conosce, così, dopo la guarigione e il ritorno del suo padrone, avrà la gioia di unirsi a lui per adorare quel Dio.

Le persone che ci sono intorno, a casa nostra, al lavoro, nel nostro quartiere, sono colpite, come lo eravamo noi, dalla terribile malattia del peccato. Esse vanno incontro a una morte certa. Noi abbiamo una buona notizia da annunciare loro, e spesso non lo facciamo. Che cosa aspettiamo per dir loro:

“Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Sotto la sua scintillante armatura, Naaman, grande ufficiale dei Siri, nascondeva un male che, inevitabilmente, lo avrebbe condotto alla morte. Ma Dio permette che una giovane Israelita parli a sua moglie del grande Dio salvatore.

Naaman si mette in cammino per andare a incontrare il profeta Eliseo, a Samaria. Prudentemente si munisce di una lettere di raccomandazione da parte del suo re e porta con sé numerosi regali per pagare per la sua guarigione. Per prima cosa si presenta al re d’Israele mostrandogli la lettera. Ma il re non può far altro che rispondergli:

«Io sono forse Dio, con il potere di far morire e vivere, ché costui mi chieda di guarire un uomo dalla lebbra? È cosa certa ed evidente che egli cerca pretesti contro di me». (2 Re 5:7)

Allora Naaman si reca a casa del profeta con tutto il suo orgoglio e con la pretesa di pagare per la sua salvezza. Ma di fronte alla semplicità della soluzione proposta da Eliseo comincia a irritarsi.

Ma Naaman si adirò e se ne andò, dicendo: «Ecco, io pensavo: egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome del SIGNORE, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso. I fiumi di Damasco, l’Abana e il Parpar, non sono forse migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere guarito?» E, voltatosi, se n’andava infuriato. (2 Re 5:11-12)

Poi, su consiglio dei suoi servitori, si decide ad ubbidire, si tuffa sette volte nel Giordano ed è guarito.

Questo racconto ci chiama in causa. Tutti abbiamo in noi questa malattia che si chiama “peccato” e che conduce alla morte eterna. Solo Dio può e vuole liberarcene. Non si aspetta niente da noi, ma offre la guarigione a chiunque riconosce la sua colpevolezza e crede al sacrificio di Gesù Cristo, che ha preso su di sé i nostri peccati e ne ha subito il giudizio alla croce.

Non tardiamo ad accettare questa salvezza gratuità!

In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati. (Atti 4:12)

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