Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce; e si gettò ai piedi di Gesù con la faccia a terra, ringraziandolo. Or questo era un Samaritano. Gesù, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato nessuno che sia tornato per dare gloria a Dio tranne questo straniero?» (Luca 17:12-18)
Al Signore importava poco ricevere onori dagli uomini, tuttavia, in questo caso, Egli si lamenta non tanto per il fatto in sé, quanto perché il Suo popolo continuava a rifiutarlo quale Messia. Gesù coglie la differenza che c’è tra quei cuori semplici, nei quali vibra il sentimento della gratitudine, e quelli dei suoi connazionali comi di orgoglio e pregiudizi.
Il samaritano guarito ci induce a considerare l’immensità della bontà divina e l’altrettanto immensa ingratitudine umana.
Dio, fin dalle origini, si è rivelato quale Signore meraviglioso, nel tempo si è manifestato quale Padre amorevole che si donò all’umanità. Tuttavia la risposta dell’uomo è sempre stata di ingratitudine e rifiuto.
L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. (Romani 1:18-21)
Il ringraziamento, che è la forma più bella di adorazione, riempie l’animo di chi conosce Dio e lo ama intensamente.
Come quel samaritano anche noi siamo “stranieri”, ma possiamo imparare da lui quel prezioso sentimento che è la gratitudine. Perciò, in questo nuovo giorno glorifichiamo e ringraziamo Dio per quello che ha fatto anche per noi.




