Non ci piace soffrire

Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me; nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo. (Giovanni 16:33)

L’umanità chiede sempre più alla scienza di impedirle di soffrire. Eppure, strana contraddizione, si trovano continuamente nuovi mezzi per far soffrire, fisicamente e moralmente. Nonostante le apparenze nei nostri paesi detti civili ci sono più grida di dolore di quante non ce ne siano mai state per il passato.

Il credente fedele soffre con Cristo in un mondo nemico di Dio, dove abita come straniero e soffre per Cristo se vuol vivere fedelmente.

E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati. (Romani 8:17)

Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati, ma i malvagi e gli imbroglioni andranno di male in peggio, seducendo ed essendo sedotti. (2 Timoteo 3:12-13)

Questa sofferenza non spegne la gioia profonda di chi si rallegra nella compagnia del Signore. Era la gioia di Paolo prigioniero.

Alle persone piace la vita, piace l’eroismo, ma non la sofferenza. Bisogna per questo far conoscere un cristianesimo senza sofferenze? Sarebbe un cristianesimo senza realtà, e, di fatto, un cristianesimo senza gioia.

La gente s’infiamma per l’eroismo, ma che sarebbe un eroe che non avesse da soffrire? Il nostro Maestro ed il nostro Modello “benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì” (Ebrei 5:8).

Prima di morire martire, Paolo scrive a Timoteo: “Tu dunque sopporta sofferenze, come un buon soldato di Gesù Cristo” (2 Timoteo 2:3)

Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. (1 Pietro 4:13)

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