Non defrauderai il bracciante povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno degli stranieri che stanno nel tuo paese, entro le tue porte; gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e a questo va il suo desiderio; così egli non griderà contro di te all’Eterno e non ci sarà peccato in te. (Deuteronomio 24:14-15)
Per il lavoratore il compenso del lavoro spesso è l’unica risorsa di vita. Quando ha compiuto il suo lavoro, ha diritto ad un compenso che gli dia la possibilità di vivere decorosamente con la famiglia.
Pecca in modo gravissimo chi non paga sufficientemente il lavoratore, chi lo costringe ad un lavoro superiore alle forze, o gli fa ingiustamente attendere il pagamento.
Il defraudare il giusto compenso ai lavoratori è uno dei peccati più diffusi, più vergognosi e più odiosi della società moderna.
Nei paesi dove c’è il culto della libertà, quanti datori di lavoro, commercianti, industriali, agrari, approfittano della miseria e costringono poveri e deboli a lavorare con stipendi di fame, arricchendosi ingiustamente con il sangue dei poveri!
Guai a chi costruisce la sua casa senza giustizia e le sue stanze superiori senza equità, che fa lavorare il prossimo per nulla e non gli retribuisce il suo lavoro, e dice: «Mi costruirò una casa grande con spaziose stanze superiori», e vi apre finestre, la riveste di legno di cedro e la dipinge di rosso. (Geremia 22:13-14)



