Pace o rimorsi?

Poiché è giusto da parte di Dio rendere a quelli che vi affliggono, afflizione; e a voi che siete afflitti, riposo con noi, quando il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù. Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza, quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, perché la nostra testimonianza in mezzo a voi è stata creduta. (2 Tessalonicesi 1:6-10)

Il Vangelo non sarebbe tale se non parlasse anche dell’avvenire eterno degli uomini. Una parte di loro sarà nella felicità della presenza di Dio, un’altra parte nella sofferenza per l’eterna lontananza da Dio.

La Bibbia parla del luogo dei tormenti eterni, chiamato comunemente “inferno”; perciò dobbiamo parlarne anche noi. A volte, i testimoni di fatti e scene terribili dicono: “Era un inferno”, per significare che c’era confusione e sofferenza, distruzione e terrore. Così Richard Wurmbrand, che per la sua testimonianza cristiana è stato più volte in prigione, ha detto: “L’inferno è essere seduti al buio a ricordare le proprio colpe”.

Gli sbagli che influiscono sulla vita degli altri sono pesanti da sopportare. Gli errori di ordine sessuale (adulteri, inganni, aborti) provocano ugualmente dolenti rimpianti, dai quali è difficile liberarsi.

A chi parlare della propria sofferenza, nella solitudine? Rivolgiamoci a Dio. Diciamogli con semplicità tutto ciò che ci opprime la coscienza.

Gesù Cristo, suo Figlio, ha portato la pena dei nostri peccati alla croce. Egli perdona e toglie il peso dei rimorsi e della colpa. Egli dà la pace. La sua presenza al nostro fianco diventa una certezza, e la preghiera diventa un libero scambio con il Dio d’amore. Egli può riempire con la sua presenza anche la cella di una prigione.

Accettiamo il dono che Dio ci ha fatto in Gesù Cristo; gusteremo la felicità della sua presenza già su questa terra e per l’eternità.

Poiché Dio non ci ha destinati all’ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. (1 Tessalonicesi 5:9-10)

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